Piccole Donne, il film di Greta Gerwig…e Jo March

Ci sono storie universali che non perdono importanza o rilevanza anche a distanza di 152 anni dalla loro pubblicazione. Piccole Donne è tra queste storie. Nelle sale c’è ora la sua nuova rappresentazione cinematografica. L’ultima risale al 1994 con la regia di Gillian Armstrong e un cast importante, tanto quanto quello scelto da Greta Gerwig per la sua reinterpretazione. Tra loro, infatti, troviamo Saoirse Ronan, Emma Watson, Laura Dern, Timothée Chalamet e Meryl Streep.

Greta Gerwig – candidata all’oscar per la regia di Lady Bird – torna sugli schermi con una versione di Piccole Donne che attinge sia dal romanzo di Louisa May Alcott, sia dal suo alter ego, Jo March, la famosa sorella ribelle ed ambiziosa. L’amata storia delle sorelle March prende nuovamente vita per raccontare ancora una volta di quattro giovani donne e della loro determinazione a vivere solamente secondo le proprie condizioni.

La regia della Gerwig abbraccia il passato ma tende al moderno. La vita domestica delle sorelle March crepita di energia. Così, quando Jo ed Amy si avventurano in città – una a New York, l’altra a Parigi -, Gerwig immerge lo spettatore in realtà vitali, animate da pensatori radicali, movimenti artistici moderni, dalla nascita della fotografia, dai cambiamenti sociali e da quelli della moda.

La particolarità di Piccole Donne, infatti, è quella di avere un grande potenziale nella costruzione dei costumi. Una caratteristica che poche altre storie possiedono. In Piccole Donne i costumi hanno la proprietà di unire il personaggio, alla persona ed al periondo. Per questo motivo Greta Gerwig ha voluto nel suo team la costume designer Jacqueline Durran per i suoi lavori in costume – Orgolio e Pregiudizio, Anna Karenina – ma anche per i più contemporanei film di Mike Leigh.

Con l’appoggio di Greta, Jacqueline ha realizzato dei costumi dal design forte, autentico e tattile, in modo che non sembrassero costumi ma vestiti di tutti i giorni. La Durran, fan del romanzo fin da piccola, non aveva mai visto le precedenti versioni cinematografiche di Piccole Donne ed ha continuato così. Jacqueline, è così rimasta fedele alla visione della Gerwig. Insieme hanno esaminato vaste collezioni di fotografie vittoriane, incluso il lavoro di Julia Margaret Cameron, la fotografa del 19esimo secolo che ha trasportato il suo amore per la letteratura nel suo lavoro, concentrandosi su bambini e famiglie, mostrandoli in nuovi modi. La ricerca si è poi spostata dalla fotografia alla pittura, analizzando l’impressionismo europeo e americano.

Durran ha iniziato il lavoro con dei punti chiave. Ha diviso il film in due aree contrastanti: una all’interno di casa March con un’atmosfera di libertà e creatività coltivata da Marmee; l’altra nel mondo esterno con le sue infinite possibilità ma rigide regole e conseguenze pericolose. Le sorelle si scambiano contastemente parti di abbigliamento una con l’altra per riflettere un’economia domestica modesta. Anche la palette cromatica è molto chiara: Jo ha sprazzi di rosso fiammante, Meg ha romantiche variazioni di lilla e verde, Beth ha tocchi di rosa pallido ed Amy di azzurro. Allo stesso modo, Meg e Amy sono spesso in crinolina, mentre Jo rifiuta corsetti e Beth continua ad indossare abiti da bambina.

La cosa più importante per il lavoro della Durran era di permettere ad ogni sorella di essere se stessa al cento per cento. Jo rimane un maschiaccio, meg è romantica, Amy è la più elegante.

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Golosa divoratrice di libri, fumetti, film e serie tv. Credo fermamente in poche cose, una di esse è il potere delle idee. Sono come un virus, cambiano forma adattandosi a chi le ospita e sono altamente contagiose. Anche il più piccolo seme di un'idea può crescere, per creare o per distruggere. Pensate, pensate, pensate.

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